Il caldo non è più una notizia. I parchi sono una risposta.
Editoriale luglio 2026
C’è una cosa che ormai non dovrebbe più sorprenderci: il caldo estremo.
Le estati torride, le notti tropicali, l’asfalto che continua a irradiare calore fino a tarda sera non sono più eventi eccezionali. Sono diventati parte della nostra quotidianità. Lo viviamo sulla nostra pelle: il clima sta cambiando e le città sono tra i luoghi che ne subiscono più duramente gli effetti.
In questo scenario, i parchi urbani e periurbani non sono un lusso, né un semplice elemento di arredo del paesaggio. Sono infrastrutture vitali: forniscono ombra, raffrescano l’aria, attraverso alberi, suolo e vegetazione possono abbassare le temperature anche di 4 o 5 gradi.
Assorbono acqua, mitigano gli effetti delle ondate di calore, offrono habitat alla biodiversità. Ma non solo: sono spazi di relazione, movimento, incontro e benessere.
Sono, a tutti gli effetti, rifugi climatici.
Negare la crisi climatica oggi significa contrastare le necessità di cambiamento e gli investimenti necessari per le azioni di adattamento. L’Europa è il continente che più si riscalda sul pianeta dobbiamo partire proprio dal nostro territorio se vogliamo vivere meglio. Abbiamo bisogno di più parchi in Lombardia e soprattutto nelle aree urbane.
E c’è un aspetto che merita di essere sottolineato: tutto questo è accessibile a tutti, gratuitamente, in modo aperto e inclusivo. In un tempo in cui persino il benessere rischia di diventare un privilegio, i parchi ci ricordano una verità semplice e radicale: la salute — proprio come i parchi — dovrebbe essere un bene comune.
Per questo ce ne servono di più: più parchi, più alberi, più suolo libero dal cemento, più corridoi ecologici capaci di ricucire territori frammentati e più spazi dedicati alla mobilità dolce.
Ogni metro quadro sottratto all’impermeabilizzazione e restituito alla natura è un investimento sul futuro. Non solo per contrastare i cambiamenti climatici, ma per mantenere vivibili le città.
Ma avere parchi non basta. Dobbiamo anche imparare a prendercene cura.
Lo fanno ogni giorno le istituzioni e tutte le persone che lavorano con competenza e dedizione per tutelare e rendere vivi questi luoghi. Ma, in modo altrettanto importante, può farlo chiunque attraversi un parco rispettandone gli spazi, non abbandonando rifiuti e comprendendo che la natura non è un servizio da consumare, ma una relazione da coltivare, con reciprocità.
Per affrontare con serenità il futuro, dobbiamo uscire dalla logica dell’egoismo e tornare a quella della relazione e della generosità. Dobbiamo interrogarci sul legame che abbiamo costruito con il mondo vivente e riconoscere una verità essenziale: proteggere la natura significa proteggere ciò che, ogni giorno, protegge noi.
Ecco cosa fa un parco, ogni giorno: difende il territorio, mitiga il clima, protegge la biodiversità e, così facendo, tutela anche la specie umana.
I Parchi ci insegnano che la cura non è un gesto straordinario, ma una pratica quotidiana, una relazione e, profondamente, un atto naturale.
Marzio Marzorati – Presidente Parco Nord Milano
Riccardo Gini – Direttore Parco Nord Milano

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