Dal basilico alle fragole: profumi colorati in Cascina Balossa

Il profumo di basilico si espandeva in tutta la zona quando lo tagliavano. Era come essere invasi da quell’odore, inebriati da un’aria inconfondibile che accarezzava l’olfatto ma penetrava intensamente nei polmoni. Era questa la sensazione più forte che doveva presentarsi a chi d’estate, cinquant’anni fa, passeggiava nei pressi della Cascina Balossa, un’antica struttura di Novate Milanese che in passato accoglieva come dormitorio passanti e comunità religiose ed era insieme un importante riferimento per alcune colture a rotazione come basilico, orzo, mais e zucchine.

Il basilico: Il nonno di Luca Rossini ne era uno dei più grandi produttori su scala nazionale.

Oggi Luca, 26 anni, coltiva asparagi e fragole su quel terreno che esprime ancora tutta la sua fertilità. Lo abbiamo incontrato nella sua azienda agricola nel Parco della Balossa, ci siamo fatti raccontare qualcosa sulla sua attività e abbiamo annotato qualche informazione sulla raccolta dell’asparago, pianta perenne tanto cara alla tradizione Mediterranea: la varietà verde, ci dice Luca, che in Italia sembra più apprezzata di quella bianca, richiede una quantità inferiore di trattamenti rispetto alla seconda ed è soggetta a meno rischi di malattie. Se per il primo anno successivo alla semina non è possibile alcun raccolto, dal quarto in poi, e per i successivi 12, si ricevono grandi soddisfazioni. L’anno scorso Luca ha raccolto 5 quintali di asparagi, apprezzati prima di tutto dagli amanti della tradizione e da coloro che riconoscono ancora facilmente i sapori della verdura autoctona. Alla preparazione autunnale del terreno e alla semina primaverile dell’asparagiaia segue la raccolta dei turioni, i germogli dell’ortaggio, che avviene “a scalare” e si esegue manualmente.

Seguiamo tutte questi passaggi con curiosità e interesse e siamo colpiti dalla passione con la quale il ragazzo racconta le stagioni della sua terra: un suolo su cui ha deciso di scommettere, un luogo che rappresenta l’immagine della produzione locale non destinata alla grande distribuzione: è questa la prospettiva di tanti giovani che riprendono con amore la coltivazione della terra ed è sempre questa la ragione per cui, proprio come Luca, pensiamo che questo genere di esperienze debbano essere valorizzate e portate alla conoscenza di cittadini e consumatori. Tutto ciò costituisce senza dubbio un fenomeno su cui fermare l’attenzione: negli anni dei centri commerciali saturi di genitori e bambini e dei fine settimana trascorsi nella scelta di prodotti sugli scaffali della grande distribuzione, è forse utile ritagliarsi qualche ora per passeggiare nelle nostre campagne, che ancora, come da sempre, nascondono soprese emozionanti ma soprattutto sono l’occasione migliore per fuggire dal caos cittadino e riscoprire le tradizioni agresti del nostro terrirorio.