La solitudine del seme che si guadagna il sole

LA SOLITUDINE DEL SEME CHE SI GUADAGNA IL SOLE

Storicamente, l’orto nasce come un luogo destinato al lavoro dell’uomo e finalizzato  al sostentamento fisico dello stesso. Essendo una realtà dominata dalla pratica, l’orto  come concetto non stimola in verità riflessioni profonde, e a torto, perché l’atto stesso del lavoro dell’uomo e l’instancabile legge naturale hanno di per sé un significato metaforico che può rispecchiarsi nel senso stesso di slancio, e meccanismo, vitale.

 “Sperare non è il vizio dell’ottimista, ma il vigoroso realismo del fragile seme che accetta il buio del sottosuolo per farsi bosco.”

(Alessandro D’Avenia, L’arte di essere fragili)

 Non è forse come l’uomo quel seme che accetta il buio dell’ignoto per potersi fare germoglio e, infine, frutto?

Un orto insegna la perseveranza, la fiducia nel proprio lavoro ed in quello dell’inarrestabile terra, a cui viene lasciata la magia – ancora misteriosa – della crescita.

La terra è la nostra incubatrice, la nostra casa, la nostra destinazione.

E nella terra, noi ci riconosciamo.

Francesca R. Anastasi, Servizio Civile, Parco Nord Milano